INTRODUZIONE

L’lsral, Istituto per la storia dalla resistenza e dalla società contemporanea in provincia dì Alessandria, nacque nel 1976-77 quando l'Amministrazione provinciale, su proposta dell'Anpi, promossa la realizzazione dal Consorzio, cui aderirono immediatamente i sette maggiori Comuni della Provincia. Compito indicato era la raccolta, schedatura, custodia dalla documentazione relativa alla storia del Novecento nella provincia di Alessandria, con particolare attenzione al periodo della resistenza, ed insieme la promozione di studi, ricerche, dibattiti, divulgazione didattica e produzione di pubblicazioni. Da allora l’Istituto è cresciuto per adesioni ed attività realizzate: accanto all’eminente contributo della Provincia i Comuni aderenti sono arrivati a più di cinquanta; aderiscono inoltre la Comunità Montane. Le attività comprendono la gestione delI‘Archivio e della Biblioteca, che realizzano continuamente ulteriori acquisizioni documentarie; la pubblicazione di numerosa opere ogni anno, ad in particolare dalla rivista semestrale Quaderno di Storia Contemporanea; la promozione di ricerche storiche ed  antropologiche con la collaborazione di numerosi ricercatori; la gestione del Centro di Cultura popolare G. Ferraro; la promozione dalla didattica nella scuole della provincia: la collaborazione con le Amministrazioni locali in iniziative culturali, celebrative e patriottiche di ogni tipo, tra le quali la celebrazione dal 25 Aprila, del Giorno dalla Memoria, del 2 Giugno, degli anniversari delle vicende resistenziali: la valorizzazione dei "Luoghi della Memoria" la partecipazione a progetti regionali, nazionali ed europei, ultimo tra i quali "La memoria delle Alpi".

Il progetto "La memoria delle Alpi" intende studiare, rappresentare e trasmettere, in particolare alle giovani generazioni, la memoria collettiva riferita al territorio delle Alpi fra Italia, Francia e Svizzera, nella sua dimensione transfrontaliera.
E' stato sviluppato il concetto di memoria di una particolare area geografica nelle sue diverse declinazioni: memoria fisica del territorio stesso (la sua storia naturale, la sua morfologia, ecc.) memoria dell’insediamento umano con le sue opere più durature e gli effetti del lavoro sull’ambiente ed il paesaggio, memoria storica di determinati periodi ed eventi che hanno lasciato un segno più profondo.
Il progetto si è articolato in due sezioni principali,  riferite rispettivamente alla dimensione storica ed alla dimensione storico/etnografica. La sezione storica della rete museale – intitolata I sentire della Libertà — è dedicata al periodo della persecuzione antiebraica, della II guerra mondiale della Resistenza. 1938-1945, in quanto periodo denso di memorie di grande valore morale ed educativo 4ed in grado di trasmettere un forte messaggio di identità: le Alpi da territorio di frontiera e di guerra a luogo di salvezza e di solidarietà, terreno di lotta comune per la dignità dell’uomo e per la libertà, da confine di divisioni e conflitti fra popoli “nemici”, o presunti tali, a riferimento e simbolo della nuova unità europea. La sezione sttorico/enografica è incentrata sulla costituzione di Centri di documentazione sulla cultura materiale nelle aree alpine. Tali centri devono fornire le necessarie basi scientifiche alle realtà locali, diventare punti dir riferimento per il censimento, la catalogazione, la conservazione e l’esposizione dei beni materiali ed immateriali collegati alla storia ed alla tradizione locale.

Nella realtà della nostra provincia sono stati definiti tre territori di riferimento nei quali sono stati identificati e sono in via di essere attrezzati quasi una ventina di sentieri della libertà. Essi si diramano attorno a tre aree geografiche: la valle dell’Erro attorno al comune di Ponzone con diramazione verso Bandita ed Olbicella; la val Lemme nella zona della Benedicata e le valli Curone Borbera e Spinti. Sono i luoghi in cui si sono svolti fatti tra i più rilevanti della vicenda resistenziale della nostra provincia.

Nei Comuni di Ponzone, Bosio e Cantalupo, sono stati realizzati dai Comuni e dalle Comunità Montane tre Centri di Documentazione multimediale.
Questi Centri hanno il fine di favorire gli studi e gli scambi di informazioni, dare visibilità e rendere fruibile del maggior numero di persone il grande patrimonio cuturale conservato in queste regioni, materiale sparso su un territorio vasto e, data la sua conformazione fisica, non di facile e generale accessibilità.

ITINERARI

Piancastagna - Bricco - Pessina - Pianazzi – Moretti

L’itinerario, percorribile a piedi o a cavallo ed ancora, per lunghi tratti, in mountain-bike,
è molto lungo e può essere diviso in due tratti. All'inizio delle case della frazione di Piancastagna sorge il Sacrario che ricorda i combattimenti sostenuti durante il rastrellamento del 7-10 ottobre 1944, l'uccisione di civili e l'incendio di località, la collaborazione tra partigiani, contadini, operai, clero, ufficiali dell'esercito, donne, militari stranieri passati alla resistenza. Dopo la distruzione di Bandita e la dispersione dei partigiani della divisione GL i tedeschi, rinforzati da reparti della Brigata nera e della San Marco, sferrarono un attacco concentrico lungo quattro direzioni: da Ovada verso Molare, San Luca e Olbicella (da nord),
da Acqui verso Visone, Grognardo e Morbelio (in direzione sud-est), dal Sassello verso Croce del Grino e Piancastagna (in direzione nord-est) e ancora da Acqui verso Ponzone, Cimaferle e Piancastagna (direzione sud). Le formazioni partigiane della Divisione ligure-alessandrina si attendevano l’attacco ma, per una decisione incomprensibile del comandante Vito Doria ”Carlo" si
attestarono attorno ad Olbicella, sede del comando, con l’intenzione di sostenere una difesa statica (che era in netto contrasto con la tattica della guerriglia partigiana). La difesa ad ovest era affidata a un reparto di sessanta uomini (tra cui molti disertori della San Marco) comandato dal capitano degli alpini Domenico Lanza ”Mingo" (medaglia d'oro al valor militare): alle sette dei mattino del 10 ottobre le due colonne provenienti da Acqui e dal Sassello si incontrarono e
marciarono verso Piancastagna, dove furono fermate dalle quattro mitragliatrici di Mingo disposte sulla cresta che domina la strada tra Abbasse e Piancastagna (il sentiero si diparte alle spalle del Sacrario). l partigiani resistettero sino a mezzogiorno poi, esaurite le munizioni, si sganciarono mentre Mingo restava a coprire la ritirata, e cadde colpito al volto e al petto mentre, a colpi di bombe a mano, tentava di fermare i camion nemici. Altri sette partigiani vennero uccisi nell'inseguimento: uno di essi, un tenente della San Marco che aveva disertato per unirsi ai partigiani, si uccise per non cadere prigioniero. Gli stessi tedeschi rispettarono il valore del capitano Lanza e ne fecero comporre la salma convenientemente.
Pochi metri dopo il sacrario si diparte la strada asfaltata che conduce a Cascina Tiole: subito la
strada si fa sterrata e, superato un posto tappa attrezzato dalla Regione, incontra la cascina (oggi centro della Guardia Forestale); si prosegue sulla sterrata che correndo In cresta permette una vista panoramica sui due versanti.
Giunti al bivio del Bricco si prende a destra in discesa e per rapidi tornanti si scende a Batresca, dove nel corso dell'attacco del 10 ottobre 1944 furono radunati molti anziani rastrellati dai nazifascisti.
Da Batresca si scende al rio di Roccabianca e si risale sull’erta carrareccia fino a giungere a
Pessina. Qui furono catturati cinque partigiani e la frazione venne bruciata. Da qui si può concludere il percorso ritornando a Moretti e quindi a Piancastagna per la strada asfaltata, ovvero
proseguire come viene di seguito indicato.

Per una strada sterrata che contorna uno spazio privato cintato si scende al rio di Pessina che si
oltrepassa utilizzando una passerella. A fianco del corso d'acqua si notano i resti di un
canalino scavato per servire un mulino poco distante di cui ancora si notano i ruderi: a sinistra
con breve deviazione si giunge ad un "bottazzo" cioè un bacino artificiale per raccogliere le acque
del canalino e quindi indirizzarle per il movimento delle pale del mulino: oggi si presenta come uno spazio ovale con bordi rialzati all'interno del bosco; subito sotto il mulino dì cui restano le
strutture esterne, le pale e le macine. Completamente nascosto nel bosco il mulino fu usato per la macinazione clandestina durante l’occupazione per evitare la consegna all'ammasso delle granaglie.
Ritornati sul sentiero poco oltre si può compiere un'ulteriore breve deviazione per visitare un
essiccatoio per castagne ("auberge") in perfette condizioni.
Ritornati di nuovo sul sentiero dopo poco si compie un'altra breve deviazione per toccare i
ruderi di Sodovi ("an sò ed Ui", sulla proprietà di Ui) dove nel corso del rastrellamento decine di
partigiani furono quasi sorpresi dai tedeschi i mentre mangiavano polenta offerta dai contadini
della piccola frazione, e si dettero ad una fuga precipitosa. (Caute|a tra i ruderi, alcuni dei quali pericolanti).
Ritornati sul sentiero ci sì dirige rapidamente ai Pianazzi incontrando alcune carbonaie, spiazzi
adibiti un tempo alla produzione del carbone di legna.

Si incontrano pure alcune "grotte", cioè ripari nascosti sotto sporgenze di rocce usate in alcuni
momenti come rifugi. AI termine di una ripida salita si giunge in cima ai Pianazzi. II luogo,
dall’impareggiabile panorama a 360°, venne utilizzato ripetutamente per lanci da parte degli alleati che sui retrostanti Pianazzi trovavano uno spazio pianeggiante ed ampio. Sui contrafforti di rimpetto al Bric si schiantò, durante una missione, un aereo inglese sul quale prestava servizio l'allora maggiore Jan Smith, che in seguito sarebbe diventato primo ministro (secessionista) della
Rodhesia. Percorso longitudinalmente l'ampio pianoro (sulla sinistra del quale restano alcuni edifici abbandonati, già azienda agricola), sulla destra si diparte una carrareccia che conduce a
Pian Siriti (lasciando sulla sinistra il Bric Berton, dove sorge un invaso che serve l’acquedotto
della valle) e poi Siriti, da cui si giunge in breve a Moretti, e, su asfalto, a Piancastagna.

Piancastagna - Abbasse - Cascina - Gorello - Cascina Viazzi - Moretti

L'itinerario è percorribile a piedi o a cavallo.

All’inizio delle case della frazione di Piancastagna sorge il Sacrario che ricorda i combattimenti sostenuti durante il rastrellamento del 7-10 ottobre 1944, l'uccisione di civili e l'incendio di località, la collaborazione tra partigiani, contadini, operai, clero, ufficiali dell'esercito,
donne, militari stranieri passati alla resistenza.
Dopo la distruzione di Bandita e la dispersione dei partigiani della divisione GL i tedeschi,
rinforzati da reparti della Brigata nera e della San Marco, sferrarono un attacco concentrico lungo
quattro direzioni: da Ovada verso Molare, San Luca e Olbicella (da nord), da Acqui verso Visone, Grognardo e Morbello (in direzione sud-est), dal Sassello verso Croce del Grino e Piancastagna (in direzione nord-est) e ancora da Acqui verso Ponzone, Cimaferle e Piancastagna (direzione sud),
Le formazioni partigiane della Divisione Ligure-alessandrina si attendevano l'attacco ma, per una
decisione incomprensibile del comandante Vito Doria "CarIo" si attestarono attorno a Olbicella,
sede del comando, con l'intenzione di sostenere una difesa statica (che era in netto contrasto con
la tattica della guerriglia partigiana). La difesa ad ovest era affidata a un reparto di sessanta uomini (tra cui molti disertori della San Marco) comandato dal capitano degli alpini Domenico Lanza
"Mingo" (medaglia d'oro al valor militare); alle sette del mattino del 10 ottobre le due colonne
provenienti da Acqui e dal Sassello si incontrarono e marciarono verso Piancastagna, dove furono
fermate dalle quattro mitragliatrici di Mingo disposte sulla cresta che domina la strada tra
Abbasse e Piancastagna (il sentiero si diparte alle spalle del Sacrario).
l partigiani resistettero sino a mezzogiorno poi, esaurite le munizioni, si sganciarono mentre
Mingo restava a coprire la ritirata, e cadde colpito al volto e al petto mentre, a colpi di bombe a
mano, tentava di fermare i camion nemici. Altri sette partigiani vennero uccisi nell’inseguimento
uno di essi, un tenente della San Marco che aveva disertato per unirsi ai partigiani, si uccise per non cadere prigioniero. Gli stessi tedeschi rispettarono il valore del capitano Lanza e ne fecero ricomporre la salma convenientemente.

Subito dietro al Sacrario inizia il sentiero che, innalzandosi ripidamente per breve tratto, conduce sulla cresta che domina e accompagna la strada provinciale fino alla frazione di Abbasse; fu qui che Mingo pose le mitragliatrici che fermarono a lungo l'avanzata nemica.
Giunti ad Abbasse si prosegue sulla strada provinciale fino al bivio per Toleto — Bandita – Cassinelle: pochi metri prima di incontrare il bivio inizia sulla sinistra il sentiero che conduce a fondovalle.
Scendendo lungo un'erta strada sterrata si giunge dapprima alla cascina Gorello, con posto attrezzato della Guardia Forestale (ed eventuale luogo di sosta), indi all’attraversamento a guado del rio Miseria (sono consigliati stivali o sandali di gomma) e dopo poco alla cascina Viazzi, ove si colloca un altro posto attrezzato della Forestale. Si risale quindi lungo la Costa dei Viazzi per giungere al cimitero di Moretti e raggiungere in poche centinaia di metri di percorso su asfalto il Sacrario.
L'itinerario si distingue quindi in una prima parte densa di riferimenti storici ed una seconda prevalentemente escursionistica che alterna paesaggi e contesti diversi, dalla costa dei bricchi al
bosco sul fondovalle al torrente dal ricco bioambiente a Piancastagna.

Piancastagna — Bandita — Olbicella

L’itinerario che si propone è percorribile in automobile o, per ciclisti amatori, in bicicletta. Esso incontra i tre luoghi più significativi della lotta di liberazione in queste zone:
Piancastagna, sede del Sacrario alla resistenza; Bandita di Cassinelle ed Olbicella, oggetto di incendi, devastazioni ed assassinii da parte dei tedeschi nell'ottobre 1944.
All'inizio delle case della frazione di Piancastagna sorge il Sacrario che ricorda i combattimenti sostenuti durante il rastrellamento dell’ottobre 1944.

Muovendo da Piancastagna verso Abbasse, poco oltre la frazione si incontra un bivio da prendere a destra seguendo l’indicazione per Bandita; poche centinaia di metri oltre si devia momentaneamente a destra per raggiungere Toleto, paese che fu anch’esso bruciato nel rastrellamento dell'ottobre
1944.
Bandita di Cassinelle fu oggetto il 7 ottobre di un'azione tedesca che si inquadrava nel più vasto movimento che aveva come obiettivo di garantire le comunicazioni nazifasciste tra il savonese e l'acquese. Alle cinque del mattino giunsero da Ovada gli attaccanti con 8 camion e due autoblinde. l partigiani dell'VIII Divisione GL non si attendevano l’attacco e furono colti completamente di
sorpresa. Sorpreso il posto di blocco partigiano della Madonnina, i tedeschi marciarono rapidamente sul paese; la prima brigata GL si sbandò e non contrasò |'avanzata dei tedeschi, che giunsero in paese, assassinarono quattro contadini incontrati per strada e subito dopo sei partigiani catturati, incendiarono circa quaranta case e ritornarono ad Ovada con venti civili in ostaggio (liberati alcuni giorni dopo), Le altre due brigate GL non si mossero. La dura sconfitta (pagata ad
alto prezzo dalle popolazioni) mise in luce le deficienze del movimento partigiano dovute ad eccessivo concentramento di uomini non adeguatamente addestrati (molti disertori dall'esercito della RSI), con un'organizzazione sommaria ed armamento deficitario.
Questi limiti furono confermati dalla riunione che si tenne il giorno seguente a Toleto tra i vari comandanti della divisione, la quale si concluse con la scelta di lasciare liberi i vari reparti di comportarsi secondo le proprie valutazioni; uno praticamente si sciolse, gli altri due risultarono indeboliti dallo sbandamento di molti effettivi.
Da Madonnina di Bandita (dove si trova una lapide commemorativa) si prosegue per Serralunga di Cassinelle, poi, piegando verso sud lasciando sulla sinistra il lago di Ortiglieto, si prosegue sulla strada che fiancheggia l’Orba fino a giungere ad Olbicella. Distrutta Bandita e dispersi i partigiani della divisione GL, i tedeschi sferrarono l’attacco generale di cui si è sopra parlato. II comando della divisione era dunque attestato ad Olbicella: la colonna tedesca proveniente da Ovada superò facilmente un punto minato (le cui mine non erano state innescate a causa del tradimento di un infiltrato fascista) e, uccisi sei partigiani che inaspettatamente si erano imbattuti nelle forze avanzanti, venne fermata per un’ora da una squadra con mitragliatrice al bivio di Binelle. ll partigiano Giovanni Villa "Pancho" corse in paese per avvertire il comando deIl'imminente arrivo del nemico: ma il suo sforzo fu vano, perche il commissario si attardò incredibilmente per nascondere il materiale intrasportabile: i partigiani vennero sorpresi, alcuni caddero in combattimento, alcuni fuggirono e sette vennero catturati: uno, studente sedicenne, dopo una feroce bastonatura ebbe risparmiata la vita: gli altri sei vennero impiccati agli alberi della piazza, alla presenza della popolazione, come "nemici deIl'ltalia e della Germania". Gli uomini della Brigata nera si divertirono a dilaniare i corpi penzolanti con le baionette; a Pancho che gli sputava in volto un miliziano fascista sfracellava la mascella con il calcio del fucile. Il paese fu saccheggiato e poi bruciato, insieme a molte cascine dei dintorni. Nei pressi della chiesetta del paese sorgono una lapide ed un monumento commemorativi.

 

 
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